La Psicoanalisi Rivista

LP45 - L'istanza della lettera

La Psicoanalisi n. 45 – L’istanza delle lettere

Sottolineo solo un punto. Ogni analizzante è un freudo-aristotelico, dice Lacan, poiché crede poter risolvere la sua questione – questione che gli si dispiega nel particolare del suo sintomo – tramite il ricorso al linguaggio, e quindi all’universale. Insomma, come Aristotele, ogni analizzante sogna: sogna che il linguaggio, ossia l’universale, mettendo in forma il particolare del sintomo dica la verità della sua singolarità. Ecco perché l’analizzante è allievo di Aristotele. Per il semplice motivo che la logica che il grande filosofo era riuscito ad articolare è quella del significante: per Aristotele, come per Freud, l’inconscio è strutturato come un linguaggio. Irridendo Freud in altri passi e Aristotele in alcuni passaggi del Seminario XVIII, Lacan fa notare che si tratta dello scotto che tutti e due pagano per il fatto di aver connotato l’altra metà del mondo con i sembianti dell’isterica. All’isterica, Lacan sostituisce La donna – al singolare, e cioè quella che non c’è – e le donne – e cioè quelle che, invece, ci sono, eccome!

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LP43/44 - Jacques Lacan regarde le cinema. Il cinema guarda Lacan

La Psicoanalisi n. 44-43 – Jacques Lacan regarde le cinema. Il cinema guarda Lacan

Ancora una volta La Psicoanalisi si volge verso il cinema. Lo fa riprendendo gli interventi di un piacevolissimo convegno che i nostri Colleghi di Venezia hanno organizzato presso l’Istituto veneto delle Scienze, Lettere e Arti, nella sede del palazzo Franchetti sul Canal Grande, il 2 e 3 febbraio 2006, a partire da un’idea di Chiara Mangiarotti che ha trovato una felice sponda in Emmanuelle Ferrari, direttrice della Délégation Culturelle de l’Ambassade de France-Alliance française a Venezia. La presenza di Judith Miller e di Benoit Jacquot hanno permesso di gettare qualche luce sulla programmazione e la realizzazione della ripresa di Télévision di Lacan, organizzata da Jacques- Alain Miller e di cui Jacquot era stato il regista.

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LP42 - Sulla passe- Lacan Miller e gli AE

La Psicoanalisi n. 42 – Sulle passe: Lacan, Miller e gli AE

A questo numero della rivista avremmo potuto dare come titolo la trasmissione nelle generazioni. Vi si trovano infatti due modalità di trasmissione: una che riguarda quella che si realizza nelle generazioni così com’è vissuta nella nostra società attuale, un’altra che riguarda quella particolare trasmissione che produce delle generazioni di tutt’altro ordine e che avviene nell’ambito prettamente analitico.

Nel primo caso il veicolo di trasmissione è la famiglia, nonostante tutte le varianti che la nostra società ipermoderna comporta. Nel secondo caso il veicolo di trasmissione è da reperire all’interno delle Società o, come le chiamiamo noi, allievi di Lacan, Scuole di psicoanalisi.

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LP41 - Politiche del sintomo nell'arte, nella clinica psicoanalitica

La Psicoanalisi n. 41 – Politiche del sintomo nell’arte, nella scienza, nella clinica psiconalitica

Politiche del sintomo nell’arte, nella scienza e nella clinica psicoanalitica è stato il tema dell’incontro che avvenne qualche tempo fa tra psicoanalisti della Scuola di Lacan nella straordinaria Bilbao. Straordinaria perché i baschi hanno saputo ravvivare una città, nata con vocazione industriale e avviata verso una lenta decadenza, facendola risorgere attorno a una Cosa, un oggetto strano, perturbante, intrigante, che con la sua architettura regala al visitatore uno spazio nuovo e inedito: il Guggenheim di Frank Gehry, “il punto G della città” – come lo ha chiamato Eric Laurent nella sua lectio magistralis – e che abbiamo voluto riprodurre nella copertina di questo numero della rivista.

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LP40 - Cinema

La Psicoanalisi n. 40 – Cinema

Dal cinema Lacan imparava. Dal cinema ricavava un insegnamento sulla struttura, sul funzionamento dell’inconscio. Come ci ricorda Judith Miller nel breve testo che ha gentilmente inviato alla nostra rivista per questa occasione, per suo padre “andare al cinema non era […] un momento di distrazione: un film era un’opera, come un testo”. Insomma un film “sottolineava una struttura, illustrava una formazione dell’inconscio o delimitava un impossibile, si leggeva come un testo e convocava tropi specifici”. E’ la lezione che Lacan ci dà quando si accosta all’opera di un regista. Quando parla di El di Buñuel, de La dolce vita di Fellini o de L’impero dei sensi di Nagisa Oshima. Lezione che già conoscevamo quando si accosta all’opera di uno scrittore, di un poeta, di un artista.

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LP39 - Misurare o curare?

La Psicoanalisi n. 39 – Misurare o curare?

Rispetto ai principi che erano alla base della cultura scientifica appena una cinquantina di anni fa, l’attuale cultura della tecnoscienza contemporanea si caratterizza per un notevole cambiamento di sensibilità e di impostazione. Non troviamo più, come allora, in primo piano l’imprevedibilità della ricerca creativa, con i propri oggetti e i propri tempi, bensì il pensiero che la scienza debba servire certi problemi, che il ricercatore deve confrontarsi con l’obbligo dei risultati, accompagnati da una valutazione ex ante ed ex post dagli stessi, il che tende a conferire alla ricerca un carattere sempre più strumentale e ci si occupa di seguire l’innovazione tecnologica piuttosto che lo sviluppo delle teorie scientifiche.

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LP38 - IV Convegno dell'associazione mondiale di Psicoanalisi

La Psicoanalisi n. 38 – IV Congresso dell’associazione mondiale di Psicoanalisi

Meraviglioso Lacan! E sconcertante! Tre anni prima di morire, concludendo il Congresso della sua Scuola sul tema della trasmissione della psicoanalisi – Scuola che avrebbe disciolto due anni dopo – scuote l’uditorio con frasi che pesano come macigni. Ma forse l’Ecole freudienne de Paris era già entrata in letargo, forse era già morta e non lo sapeva, forse l’ascoltava con l’aria annoiata di chi ha fretta di finire l’ennesima replica delle liturgie congressuali e far passare le sue frasi nel dimenticatoio senza rendersi conto o senza voler rendersi conto che già solo il tema del Congresso avrebbe dovuto svegliare l’assistenza dei suoi allievi. “Dico assistenza, ma non mi assiste”, dice ironico, e continua, triste: “In mezzo a tanta assistenza, io mi sento particolarmente solo”. Nonostante avesse poco prima elogiato, forse irridendola un po’, tutta quella folla presente al Congresso.

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LP37 - La pratica lacaniana- senza standard ma non senza principi

La Psicoanalisi n. 37 – IV Congresso dell’associazione mondiale di Psicoanalisi

Lacan parla di Lewis Carroll alla radio francese il 31 dicembre 1966. E’ il breve testo che abbiamo riservato ai lettori de La Psicoanalisi e che abbiamo tradotto dall’originale pubblicato da Jacques-Alain Miller sulla rivista del Campo freudiano Ornicar? n. 50.

L’opera di Lewis Carroll, dice Lacan, è l’illustrazione e la prova di tante verità. Verità certe, sebbene non evidenti.

Di queste verità solo la psicoanalisi, anzi, solo una certa psicoanalisi, è all’altezza di render conto. Per esempio del valore di oggetto assoluto che può prendere la bambina quando incarna, non tanto l’oggetto del desiderio, ma quell’oggetto mancante – entità negativa, dice Lacan – che causa il desiderio, oppure quando la psicoanalisi rende conto di una teoria del soggetto, inteso come il risultato della rete simbolica, distinta da ogni concezione immaginaria sebbene unitaria di ciò che chiamiamo l’io.

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LP36 - Psicoanalisi e Arte

La Psicoanalisi n. 36 – Psicoanalisi e Arte

Lacan affermava di non sentirsi a suo agio rispetto all’arte, di provare un certo “imbarazzo”, mentre considerava che Freud ci “sguazzasse”, sebbene “non senza danno”, come afferma nel testo che aveva scritto a mo’ di prefazione all’edizione inglese del Seminario XI, tradotto in italiano su questo numero della rivista.
[…]

Inoltre questo breve testo di Lacan termina, come abbiamo già detto, con un passo sull’arte. E’ un motivo in più perché esso si trovi all’inizio di questo numero della rivista, numero in cui si tratta di psicoanalisi e arte.

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