La Psicoanalisi Rivista

La Psicoanalisi n. 50 – L’anoressia e l’inconscio

Non ci sembra affatto casuale che negli ultimi vent’anni, tra i con- tributi più rilevanti in ambito dinamico e in particolare psicoanalitico sul tema dell’anoressia dobbiamo annoverare diversi importanti lavori di studiosi provenienti dall’orientamento lacaniano. Ciò dipende dal fatto, come già ho cercato di sottolineare altrove, che l’anoressia men- tale occupa nel testo di Lacan un posto speciale, sia per il modo origi- nale in cui egli la intende, sia per gli effetti di provocazione che essa produce nel cuore della continua riformulazione del suo insegnamento teorico-clinico sui fondamenti della pratica freudiana. Detto in altri termini, è la questione stessa dell’inconscio, concetto cardine della psi- coanalisi, a essere messa alla prova, riformulata, pensata nel suo limite estremo, ogni volta che Lacan richiama in campo nel suo insegnamen- to l’anoressia mentale.

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La Psicoanalisi n. 49 – Pratica filosofica e esperienza psicoanalitica

Nel Libro VIII del Seminario, dedicato al transfert, Lacan prende in esame, in modo molto dettagliato, il Simposio di Platone. Lacan vedeva in Socrate uno psicoanalista ante litteram. Un personaggio capace di suscitare un vero transfert simbolico, e non già quella semplice suggestione immaginaria a cui ricorrono tutti i guru e a volte gli analisti stessi. Socrate era all’altezza di un transfert che gli permetteva d’interpretare in modo giusto la causa del desiderio di Alcibiade. Ma ancor più, Socrate eccelleva, secondo Lacan, nel presentare senza mezzi termini le due basi su cui egli si sosteneva: il non saper niente, a parte ciò che concerne le cose dell’amore, e il suo essere niente.

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La Psicoanalisi n. 48-47 – Testimonianze di passe

La passe è il merito di questo numero della rivista. Ogni AE (Analyste de l’Ecole, titolo a cui si accede tramite la passe e che viene accordato su decisione del cartello che ha ricevuto dai due passeurs la testimonianza del passant) parla a nome proprio. Non c’è un manuale che faciliti la nomina ad AE per uno psicoanalizzante che desideri farsi passant della propria analisi. Non c’è un manuale, non ci sono standard per diventare analista. Eppure ci sono degli AE, degli analisti che, dopo la passe e a causa di essa, sono riconosciuti come tali dalla Scuola Una. Parlo della Scuola Una poiché è un titolo che, sebbene venga conferito solo da uno dei cartelli delegati a questo scopo, è riconosciuto come tale da tutte le Scuole del Campo freudiano.

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La Psicoanalisi n. 46 – La vergogna

Il nostro è un mondo senza vergogna.
Senza vergogna si mette in piazza ogni più intimo sentimento. Anzi, più spudorati si è e più si fa cassetta nei circuiti del Grande Fratello. La televisione ha lasciato ormai dietro di sé il pur labile rapporto con il teatro, non solo nella sua versione tragica ma anche in quella comica, per accostarsi sempre di più a una forma di pornografia che si vorrebbe soft ma in realtà è hard poiché proietta i suoi videodipendenti nel girone dello voyerista svergognato.

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La Psicoanalisi n. 45 – L’istanza delle lettere

Sottolineo solo un punto. Ogni analizzante è un freudo-aristotelico, dice Lacan, poiché crede poter risolvere la sua questione – questione che gli si dispiega nel particolare del suo sintomo – tramite il ricorso al linguaggio, e quindi all’universale. Insomma, come Aristotele, ogni analizzante sogna: sogna che il linguaggio, ossia l’universale, mettendo in forma il particolare del sintomo dica la verità della sua singolarità. Ecco perché l’analizzante è allievo di Aristotele. Per il semplice motivo che la logica che il grande filosofo era riuscito ad articolare è quella del significante: per Aristotele, come per Freud, l’inconscio è strutturato come un linguaggio. Irridendo Freud in altri passi e Aristotele in alcuni passaggi del Seminario XVIII, Lacan fa notare che si tratta dello scotto che tutti e due pagano per il fatto di aver connotato l’altra metà del mondo con i sembianti dell’isterica. All’isterica, Lacan sostituisce La donna – al singolare, e cioè quella che non c’è – e le donne – e cioè quelle che, invece, ci sono, eccome!

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La Psicoanalisi n. 44-43 – Jacques Lacan regarde le cinema. Il cinema guarda Lacan

Ancora una volta La Psicoanalisi si volge verso il cinema. Lo fa riprendendo gli interventi di un piacevolissimo convegno che i nostri Colleghi di Venezia hanno organizzato presso l’Istituto veneto delle Scienze, Lettere e Arti, nella sede del palazzo Franchetti sul Canal Grande, il 2 e 3 febbraio 2006, a partire da un’idea di Chiara Mangiarotti che ha trovato una felice sponda in Emmanuelle Ferrari, direttrice della Délégation Culturelle de l’Ambassade de France-Alliance française a Venezia. La presenza di Judith Miller e di Benoit Jacquot hanno permesso di gettare qualche luce sulla programmazione e la realizzazione della ripresa di Télévision di Lacan, organizzata da Jacques- Alain Miller e di cui Jacquot era stato il regista.

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La Psicoanalisi n. 42 – Sulle passe: Lacan, Miller e gli AE

A questo numero della rivista avremmo potuto dare come titolo la trasmissione nelle generazioni. Vi si trovano infatti due modalità di trasmissione: una che riguarda quella che si realizza nelle generazioni così com’è vissuta nella nostra società attuale, un’altra che riguarda quella particolare trasmissione che produce delle generazioni di tutt’altro ordine e che avviene nell’ambito prettamente analitico.

Nel primo caso il veicolo di trasmissione è la famiglia, nonostante tutte le varianti che la nostra società ipermoderna comporta. Nel secondo caso il veicolo di trasmissione è da reperire all’interno delle Società o, come le chiamiamo noi, allievi di Lacan, Scuole di psicoanalisi.

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La Psicoanalisi n. 41 – Politiche del sintomo nell’arte, nella scienza, nella clinica psiconalitica

Politiche del sintomo nell’arte, nella scienza e nella clinica psicoanalitica è stato il tema dell’incontro che avvenne qualche tempo fa tra psicoanalisti della Scuola di Lacan nella straordinaria Bilbao. Straordinaria perché i baschi hanno saputo ravvivare una città, nata con vocazione industriale e avviata verso una lenta decadenza, facendola risorgere attorno a una Cosa, un oggetto strano, perturbante, intrigante, che con la sua architettura regala al visitatore uno spazio nuovo e inedito: il Guggenheim di Frank Gehry, “il punto G della città” – come lo ha chiamato Eric Laurent nella sua lectio magistralis – e che abbiamo voluto riprodurre nella copertina di questo numero della rivista.

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