La Psicoanalisi Rivista

La Psicoanalisi n. 32 – Psicoanalisi e neuroscienze

Che rapporto c’è tra soggetto e inconscio e quella soggettività che le neuroscienze presentano oggi? Per le neuroscienze la soggettività si situa a livello della coscienza che esse individuano nel reale dei circuiti neuronali. Per la psicoanalisi, almeno quella di orientamento lacaniano, il soggetto è invece effetto del significante. Come scrive Luisella Mambrini, che ha curato la rubrica sulle neuroscienze in questo numero, abbiamo “da una parte la soggettività della coscienza riflessa, dall’altra il soggetto come effetto del significante ma anche come sostanza godente” .

Il lettore troverà in questo numero alcune indicazioni su questa problematica, sebbene credo sia importante che tenga presente, per comprendere appieno la posizione dell’orientamento lacaniano, un testo di Jacques-Alain Miller già pubblicato sul n. 28 della nostra rivista dal titolo “Biologia lacaniana ed eventi di corpo”.

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La Psicoanalisi n. 31-30 – Convegno Jacques Lacan

Signore e signori,

sono lieto di dare inizio oggi al Convegno che la Scuola lacaniana di psicoanalisi del Campo freudiano ha organizzato qui a Roma per celebrare il centenario della nascita di Jacques Lacan.

Questo centenario segue di poco il centenario della psicoanalisi stessa, celebrato da tutti coloro che fanno riferimento alla scoperta freudiana e all’invenzione della pratica psicoanalitica. La vita di Jacques Lacan, infatti, si è svolta nello stesso arco di tempo in cui ha preso inizio e si è sviluppata la psicoanalisi.

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La Psicoanalisi n. 29 – La seduta analitica

Jacques Lacan inviò nel 1973 una missiva a tre personaggi residenti in Italia con l’intento di dare inizio a una Scuola italiana di psicoanalisi che avrebbe dovuto prendere forma nel 1974. Come spesso capita nel campo psicoanalitico, la missiva fu ricevuta ma non arrivò a destinazione. Lacan stesso lo segnala: “Le persone in questione non daranno seguito alle suggestioni qui proposte”, scrisse di suo pugno sui fogli, ancora inediti, di questo testo che sarà pubblicato, con questo appunto, nel 1982 sulla rivista Ornicar?, n. 25.

Forse i tre personaggi presero la nota inviata loro come testimonianza della loro posizione, come prova della loro prestanza, forse la presero invece sotto gamba, mettendola tra le altre carte, forse la presero addirittura come un’ennesima trovata del Maître. Non lo sappiamo.

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La Psicoanalisi n. 28 – Il corpo

Nel suo Seminario di Caracas, pronunciato all’apertura del primo Incontro internazionale del Campo freudiano, Lacan si interroga sul corpo, sul godimento del corpo, sull’intreccio unico e paradossale che annoda godimento e linguaggio sul corpo di quegli animali che parlano. Non si tratta degli animali che comunicano. Per comunicare tra di loro, molto probabilmente tutti gli animali sono molto più bravi di quegli animali che chiamiamo uomini. Si tratta degli animali che parlano. Di quegli animali cioè che usano sì la parola per comunicare in un continuo e perpetuo equivoco, ma soprattutto la usano per godere. Godere che si iscrive, in diversi modi, sul corpo. Corpo in cui si leggono segni, come accade all’isterica, come geroglifici di un linguaggio rimosso e tuttavia attivo. O come nell’Uomo dei topi, sul cui volto Freud osserva un “orrore di un proprio piacere a lui stesso ignoto”.

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La Psicoanalisi n. 27 – Odio

In un numero precedente, il n. 24 per l’esattezza, La Psicoanalisi ha pubblicato uno studio monografico sull’amore. Vi si diceva che nell’insegnamento di Lacan l’amore era una della passioni fondamentali dell’uomo. Con l’odio e l’ignoranza.

Passioni dell’essere, le chiama Lacan: in opposizione alle passioni dell’anima, tramite cui egli designa gli affetti, come l’emozione, la noia, la paura, la tristezza, il cattivo umore, perfino l’angoscia che è l’unico affetto che non mente. Gli affetti sono gli effetti di cui il corpo patisce di un pensiero che pensa al di là della padronanza che si ha su di lui: inconscio, lo chiamò Freud.

L’odio, invece, e l’amore e l’ignoranza non sono passioni dell’anima, non sono ciò di cui il corpo patisce a causa del linguaggio. Sono invece passioni dell’essere.

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La Psicoanalisi n. 26 – Parola e linguaggio

Lacan perplesso di fronte alla traduzione giapponese dei suoi Scritti! Sicuramente altrettanto perplesso quanto un Giapponese che cercherà di leggerli! Ma se la perplessità è la stessa, i motivi sono del tutto diversi.

Il Giapponese, infatti, non vi troverà, nella traduzione degli Scritti, se non un testo che traduce un discorso in un altro discorso. Voglio dire: non solo tradotto da una lingua in un’altra, dal francese in giapponese (cosa che deve essere di una difficoltà spaventosa), ma tradotto dal discorso analitico in un altro discorso. In questo caso il traduttore-traditore snatura, volens nolens, il discorso analitico stesso, come fece notare Lacan nel suo Seminario XVII. Il rovescio della psicoanalisi a proposito della “traduzione”(!) effettuata da Serge Leclaire di un’espressione chiave dell’insegnamento di Lacan, tradotta dal discorso analitico nel discorso universitario, e quindi tradito.

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La Psicoanalisi n. 25 – Basaglia, oggi

La rivista La Psicoanalisi ha voluto, con questo numero, rendere omaggio a Franco Basaglia.

E sulle intuizioni di Basaglia – e sulle conseguenze concrete che tali intuizioni hanno avuto nel campo della psichiatria e più in generale nel campo della salute mentale – diversi autori – alcuni, discepoli di Basaglia, e altri, allievi di Lacan – hanno scritto vari e interessanti articoli.

Noteremo nei diversi autori l’accento posto sulla modernità di Basaglia, sugli interrogativi circa la malattia mentale, le tecniche in uso che cambiano le strutture istituzionali psichiatriche, la prassi che porta l’abolizione degli ospedali psichiatrici e, infine, la sfiducia nella psicoanalisi, come metodo e come teoria.

Eppure un autore intitola il suo saggio “Basaglia con Lacan”, indicando in tal modo la possibilità di un annodamento tra le due opere.

Sottoscrivo la possibilità di questo annodamento e, pur lasciando al lettore il piacere della lettura di questi saggi, vorrei sottolineare due aspetti.

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La Psicoanalisi n. 24 – Amore

L’amore è, con l’odio e l’ignoranza, una delle passioni fondamentali del soggetto. Ed è proprio per questo che la psicoanalisi si è confrontata con il problema dell’amore fin dagli inizi. Non solo per il fatto che in analisi ci si lamenta dell’amore perché manca o fallisce, perché ci ottenebra o ci rende fragili e malati, ma per il fatto che la cura psicoanalitica stessa ha inizio con l’amore producendo una nuova forma di malattia che Freud chiamò nevrosi di transfert. Avremo, in questo numero de La Psicoanalisi, alcuni spunti, alcuni tocchi di luce sull’amore, anche se altri resteranno nell’ombra.

Anche il testo di Lacan qui riportato ha un breve passaggio sull’amore. Si tratta di una conferenza pronunciata a Nizza il 30 settembre 1974, recentemente pubblicata in francese nel testo stabilito da Jacques-Alain Miller. Questo intervento stupisce per la sua semplicità e ci indica chiaramente che la difficoltà nel comprendere Lacan va ben al di là del suo stile, poiché, com’egli ricorda più volte, la difficoltà è inerente all’oggetto stesso che ci interessa nell’esperienza psicoanalitica.

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