La Psicoanalisi Rivista

La Psicoanalisi n. 57-56 – Lacan e la Cina

“Mi sono accorto di una cosa: forse sono lacaniano solo per aver studiato un po’ di cinese in altri tempi”, disse un giorno Lacan al suo seminario. Lacan aveva studiato il cinese con Paul Demiéville negli anni della guerra e lo riprenderà nel 1969 con François Cheng, il quale gli presentò, come primo testo da studiare, il capitolo primo del libro di Laozi. Eccone l’inizio nella versione tradotta dal poeta cinese, accademico di Francia:

La Via che può essere detta Via
Non è l’eterna Via
Il nome che può essere nominato
Non è l’eterno Nome
Senza nome: Cielo-e-Terra ne provengono
Il Nome: Madre-di-ogni-cosa
Sempre senza desiderio consideriamo il Germe
Sempre con desiderio consideriamo il
Termine Doppio-nome derivato dall’Uno
Questo due-uno è mistero
Mistero dei misteri
Porta di ogni meraviglia

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La Psicoanalisi n. 55 – Altri scritti

La pubblicazione della traduzione in italiano del volume Altri scritti di Lacan ha fornito l’occasione per una giornata di studio all’Istituto freudiano di Roma. I diversi autori hanno elaborato il proprio intervento prendendo spunto da una frase estrapolata da uno dei testi contenuti nel volume. Interventi che potrete leggere in questo numero de La Psicoanalisi.

Il testo di Lacan qui pubblicato è l’intervento che egli fece il 5 gennaio 1977 come Apertura della Sezione clinica di Parigi, la quale è stata per lungo tempo l’unica e poi la capostipite di una serie di Sezioni cliniche, ora tutte poste sotto l’egida dell’Università popolare Jacques Lacan diretta da J.-A. Miller.

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La Psicoanalisi n. 54-53 – Ancora sulla femminilità

Bruxelles. Nel pomeriggio, freddo ma (stranamente) assolato, del 26 febbraio 1977 ci trovammo – eravamo una quindicina– attorno al dottor Lacan. Era arrivato all’improvviso da Parigi. Aveva fatto avvisare che avrebbe voluto incontrare “dei giovani”. Dominique Michel Thibeau, ospite di quell’incontro, aveva fatto girare l’invito. Ci aspettava a casa sua, quella specie di villa che aveva allora tra Boitsfort e la foresta di Soignes. Dei giovani, solo dei giovani, la maggior parte analizzanti e già analisti, erano venuti all’incontro.

Così, in mezzo a noi, Lacan aveva parlato, rispondendo tranquillamente alle nostre domande, per nulla preparate. Questo spiega, nel testo che leggerete qui di seguito in questo numero della rivista, lo spezzettamento del discorso di Lacan.
Un discorso semplice eppure denso, che la redazione di Jacques-Alain Miller ha reso ancora più prezioso.

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La Psicoanalisi n. 52 – Lacan e il suo tempo

Per il trentesimo anniversario della morte di Jacques Lacan la rivista del Campo freudiano in Belgio, Quarto, ha pubblicato l’intervento che Lacan tenne al suo seminario del 19 novembre 1974, inedito finora e che abbiamo attualmente nella redazione stabilita da Jacques-Alain Miller. Abbiamo voluto riportare nella traduzione italiana questo breve testo che ha come titolo “Un giorno di sciopero”.
L’argomento risulta contrastante – forse sì, forse no – con il nucleo centrale di questo numero de La Psicoanalisi che riporta il modo in cui abbiamo celebrato a Roma il trentennale della morte di Lacan, pubblicando a questo scopo i lavori tenuti dall’ Istituto freudiano in una giornata di studi in cui psicoanalisti, filosofi e studiosi hanno portato il loro contributo, e di cui diremo tra breve. Prima si impone un rapido accenno al testo di Lacan.

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La Psicoanalisi n. 51 – Criminologia – Psicoanalisi e diritto

« Niente è più umano del crimine », intitola Jacques-Alain Miller una sua conferenza qui riportata. E Lacan, parlando di quanto avviene tra l’uomo e la donna, in un passaggio di un suo seminario ricorda che « invece di usare la squisita cortesia animale, agli uomini capita di stuprare una donna, o viceversa ».1

Sì, niente è più umano del crimine. L’animale potrà essere feroce, ma non sarà mai criminale. Per poter delinquere occorre essere fatti di una pasta speciale, quella in cui la pulsione – non l’istinto animale – per un erratico eccesso di godimento, a volte mortifero per sé e per gli altri, esonda dal letto del simbolico. Passaggio all’atto viene chiamato o, a volte, acting out. Siamo sempre nel registro dell’atto.

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La Psicoanalisi n. 50 – L’anoressia e l’inconscio

Non ci sembra affatto casuale che negli ultimi vent’anni, tra i con- tributi più rilevanti in ambito dinamico e in particolare psicoanalitico sul tema dell’anoressia dobbiamo annoverare diversi importanti lavori di studiosi provenienti dall’orientamento lacaniano. Ciò dipende dal fatto, come già ho cercato di sottolineare altrove, che l’anoressia men- tale occupa nel testo di Lacan un posto speciale, sia per il modo origi- nale in cui egli la intende, sia per gli effetti di provocazione che essa produce nel cuore della continua riformulazione del suo insegnamento teorico-clinico sui fondamenti della pratica freudiana. Detto in altri termini, è la questione stessa dell’inconscio, concetto cardine della psi- coanalisi, a essere messa alla prova, riformulata, pensata nel suo limite estremo, ogni volta che Lacan richiama in campo nel suo insegnamen- to l’anoressia mentale.

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La Psicoanalisi n. 49 – Pratica filosofica e esperienza psicoanalitica

Nel Libro VIII del Seminario, dedicato al transfert, Lacan prende in esame, in modo molto dettagliato, il Simposio di Platone. Lacan vedeva in Socrate uno psicoanalista ante litteram. Un personaggio capace di suscitare un vero transfert simbolico, e non già quella semplice suggestione immaginaria a cui ricorrono tutti i guru e a volte gli analisti stessi. Socrate era all’altezza di un transfert che gli permetteva d’interpretare in modo giusto la causa del desiderio di Alcibiade. Ma ancor più, Socrate eccelleva, secondo Lacan, nel presentare senza mezzi termini le due basi su cui egli si sosteneva: il non saper niente, a parte ciò che concerne le cose dell’amore, e il suo essere niente.

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La Psicoanalisi n. 48-47 – Testimonianze di passe

La passe è il merito di questo numero della rivista. Ogni AE (Analyste de l’Ecole, titolo a cui si accede tramite la passe e che viene accordato su decisione del cartello che ha ricevuto dai due passeurs la testimonianza del passant) parla a nome proprio. Non c’è un manuale che faciliti la nomina ad AE per uno psicoanalizzante che desideri farsi passant della propria analisi. Non c’è un manuale, non ci sono standard per diventare analista. Eppure ci sono degli AE, degli analisti che, dopo la passe e a causa di essa, sono riconosciuti come tali dalla Scuola Una. Parlo della Scuola Una poiché è un titolo che, sebbene venga conferito solo da uno dei cartelli delegati a questo scopo, è riconosciuto come tale da tutte le Scuole del Campo freudiano.

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