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La Psicoanalisi - Studi Internazionali del Campo Freudiano

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Intermezzo natalizio

« Mancamento radiale » di Antonio Di Ciaccia

24 dicembre 2011

Intermezzo natalizio

Salite quelle scale dai gradini bassi e da un leggero bordo in pietra serena che vi impedisce di scivolare. Come se voi foste dei cavalli o dei muli. Siamo nelle Scuderie del Quirinale, e Gae Aulenti, il geniale architetto che ha saputo trasformarle in una zona museale, ha mantenuto questa rampa per animali, forse per ricordare a noi visitatori, che tra poco, tra qualche metro, si aprirà uno scenario, ogni volta diverso e ogni volta senza pari.

Ad attendervi all’entrata è il tondo della Madonna col Bambino della Galleria Palatina di Firenze. L’aria un po’ imbrociata, la Vergine non si cura del Bambino che le offre un chicco di melagrana. Il dipinto però non è di Filippino Lippi né di Sandro Botticelli, i pittori che vengono qui celebrati, ma di Filippo Lippi. Il tema è detto chiaramente nel titolo del tondo. In secondo piano, in uno spazio di tipo fiammingo, si narra la storia della nascita di quella bimba che non è poi nient’altro che la Vergine Maria.

Ma perché mettere in primo piano un’opera del padre in un’esposizione che celebra il figlio ? E perché reiterare l’enigma con uno Studio di testa femminile con velo, sempre del padre, e che il figlio riprodurrà con uno Studio di testa femminile con cuffia, ambedue al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi ? Disegno che serve da modello al volto della Madonna Guidi, a quella del Tondo Corsini e, con leggere variazioni, al volto di altre Madonne dipinte da Filippino Lippi.

Forse cercando di nasconderlo, gli organizzatori della mostra rivelano l’enigma in un commento che correda la Madonna col Bambino di Lippi padre : quel volto femminile non è di Lucrezia Buti. Ossia della suora che Filippo Lippi, frate carmelitano, aveva messo incinta, senza che si sappia bene se ella fosse nel ruolo di penitente o di modella. Le date sembrano invece rivelare la tresca amorosa. Certo è che il piccolo Filippino non fu curato dalla madre, costretta a rientare in convento prima che, per l’intercessione di Cosimo de’ Medici, Pio II, il primo Papa del rinascimento italiano, il quale ben sapeva cosa fosse la concupiscenza, non liberasse i due amanti del voto di castità.

Mancanza di cure materne ? Idealizzazione del ruolo della propria madre assente, presente solo come donna amata nello sguardo del padre, frate pittore ? Fatto sta che il figlio pittore perpetua il volto di quella donna e la santifica.

Sappiamo che è il periodo in cui si verifica uno strano rovesciamento nell’iconografia mariana : la statica bizantina Theotokos si tramuta in una donna umana, troppo umana. Rovesciamento che avrà forse la sua causa in quell’amor cortese che, ancora una volta, Filippini Lippi celebra nel quadro della Badia Fiorentina dove la Vergine appare a san Bernardo, che già Dante aveva presentato come il suo mistico trovatore.

La psicoanalista del Papa Melville del film Habemus Papam di Nanni Moretti sarebbe appagata. Non noi che abbiamo cercato quale figura paterna ci fosse per il dodicenne Filippino quando il padre morì affrescando la cattedrale di Spoleto. Sappiamo che Sandro Botticelli, di qualche anno più anziano, lo prese nella sua bottega. Non però come garzone, ma come pari : riconobbe il talento del figlio di quel pittore a cui doveva tanto nel dipingere le grazie femminili. Filippino seppe ricambiare questo padre putativo. Lo dipinse di profilo in uno degli affreschi che completano l’opera del Masaccio nella cappella Brancacci della Chiesa del Carmine. In quell’affresco Botticelli è nel pieno della sua forza e della sua fama. Qualche anno dopo Filippino arriverà allo zenit della sua fama, mentre il Botticelli si troverà sempre più in crisi artistica e religiosa, invischiato nelle questioni del Savonarola, il frate domenicano impiccato e bruciato al tempo di Papa Borgia, Alessandro VI.

Non è forse del Botticelli in crisi quel volto da « piagnone » che Filippini presta a san Giovanni che con la Maria congiange il Cristo morto nel quadro ritrovato nel 2006 dallo Strehlke nel Castello di Peralada in Catalogna ?

Vasari, nel 1550, così scrive di Filippino nelle Vite : « Restò la fama di questo gentil maestro talmente nei cuori di quegli che l’avevano praticato, ch’e’ meritò coprire con la grazia della sua virtù l’infamia della natività sua, e sempre visse in grandezza e in riputazione ».

L’esposizione è aperta fino al 15 gennaio 2012.