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La Psicoanalisi - Studi Internazionali del Campo Freudiano

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La psicoanalisi n. 28

La psicoanalisi n. 28

Il corpo

n. 28 – luglio-dicembre 2000

JACQUES LACAN....................Il seminario di Caracas
JACQUES-ALAIN MILLER.....Biologia lacaniana ed eventi di corpo e L’esperienza del reale nella cura analitica
PIERRE-GILLES GUEGUEN....Che cosa chiamiamo il nostro corpo?
MARIE-HÉLÈNE BROUSSE....L’isterica e il corpo
PIERRE NAVEAU......................L’imbroglio del sintomo: anoressia e bulimia
ALFREDO ZENONI...................La pulsione come volontà e Fuori corpo e anima

E articoli di: GUY BRIOLE, FRANÇOIS LEGUIL, CAROLE DEWAMBRECHIES-LA SAGNA

 

Nota editoriale

Nel suo Seminario di Caracas, pronunciato all’apertura del primo Incontro internazionale del Campo freudiano, Lacan si interroga sul corpo, sul godimento del corpo, sull’intreccio unico e paradossale che annoda godimento e linguaggio sul corpo di quegli animali che parlano. Non si tratta degli animali che comunicano. Per comunicare tra di loro, molto probabilmente tutti gli animali sono molto più bravi di quegli animali che chiamiamo uomini. Si tratta degli animali che parlano. Di quegli animali cioè che usano sì la parola per comunicare in un continuo e perpetuo equivoco, ma soprattutto la usano per godere. Godere che si iscrive, in diversi modi, sul corpo. Corpo in cui si leggono segni, come accade all’isterica, come geroglifici di un linguaggio rimosso e tuttavia attivo. O come nell’Uomo dei topi, sul cui volto Freud osserva un “orrore di un proprio piacere a lui stesso ignoto”.

Il corpo, dunque, come tempio del godimento. E perché sia tempio del godimento, e non tempio del puro significante, il corpo deve essere vivente. “Che cosa vuol dire corpo vivente?”, domanda Jacques-Alain Miller nel suo testo sulla Biologia lacaniana. “Vuol dire”, egli ci dice, “che non si tratta unicamente del corpo immaginario”. Non si tratta quindi del corpo che è operativo nello stadio dello specchio, “quel corpo speculare che raddoppia l’organismo”. Non si tratta neppure del corpo simbolico, “quello che a più riprese fa venire sotto la penna di Lacan la metafora del blasone”. In questo contesto, parti del corpo umano possono essere elevate alla dignità di significanti. “Sono dei significanti immaginari, dei significanti la cui materia è presa in prestito all’immagine”. Come il fallo per Freud. E il seno per Melanie Klein. Non si tratta dunque né di un corpo immagine né di un corpo simbolizzato. Si tratta invece di un corpo vivente.

“Se la vita è condizione del godimento”, dobbiamo constatare che si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente. Poiché “vi è godimento alla sola condizione che la vita si presenti sotto forma di un corpo vivente”. Solo però nel corpo vivente del parlessere l’elemento significante prende corpo come affetto, “e questo affetto è il godimento”.

Abbiamo riportato sulla copertina di questo numero il trittico di San Michele del Bramantino che Lacan usa nel Seminario di Caracas a mo’ di raffigurazione della problematica del corpo.

Antonio Di Ciaccia

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