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La Psicoanalisi - Studi Internazionali del Campo Freudiano

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La Psicoanalisi n. 60

La Psicoanalisi n. 60

La Voce

n. 60 Luglio - Dicembre 2016

Secondo JACQUES LACAN...................Della struttura come immistione di un'alterità preliminare a un soggetto qualunque
JACQUES-ALAIN MILLER...................Habeas corpus

CÉLINE MENGHI...................................L'oggetto voce

Tavola rotonda con
LORETTA BIONDI,
MARIE-HÉLÈNE BROUSSE,
PIERSANDRO DI MATTEO..................Drammaturgia e psicoanalisi: Tragedia / Commedia

Tavola rotonda con
MARIE-HÉLÈNE BROUSSE,
ROMEO CASTELLUCCI,
ANTONIO DI CIACCIA,
PIERSANDRO DI MATTEO..................La voce e il suo mistero

Tavola rotonda con
MARIE-HÉLÈNE BROUSSE,
ROMEO CASTELLUCCI,
ANTONELLA DEL MONACO et alii....Un buco al di la della fede?


LUISELLA MAMBRINI.........................Lo sguardo e la voce nel testo di Anna Maria Ortese
ANNA CASTALLO.................................La significazione della psicosi
AGNESE MASCETTI.............................Marie de la trinité: dall'angoscia alla pace. Una donna, una mistica e la psicoanalisi
MARCO LIPERA...................................Un'istituzione dove l'Istituzione non c'è
SYLWIA DZIENISZ..............................Come la tecnica si adatta alla pratica clinica in una istituzione di orientamento lacaniano

TRA GLI ALTRI AUTORI: BERNARD LECOEUR, ARACELI FUENTES, BRUNO DE HALLEUX, ASSUNTA RUBERTO, STEFANO DEL PRETE, GIUSEPPE CRICCHI, LEONARDO MONTECCHI, et alii.

Nota editoriale

A Baltimore, negli Stati Uniti, nel quadro del Simposio internazionale « The Languages of Criticism and the Sciences of Man » che si tenne dal martedì 18 ottobre al venerdì 21 del 1966 al The Johns Hopkins Humanities Center, Lacan intervenne  il giovedì con un intervento dal titolo Of Structure as an Immixing of an Otherness Prerequisite to Any Subject Whatever

Richard Macksey e Eugenio Donato, organizzatori del Simposio che si teneva sotto l’ègida della Johns Hopkins University, avevano dato inizio ai lavori in cui erano intervenuti, li citerò tutti, data la loro importanza, René Girard, Charles Morazé, Georges Poulet, Jean Pierre Vernant, Lucien Goldmann, Tzvetan Todorov, Roland Barthes, Jean Hyppolite, Guy Rosolato, Neville Dyson-Hudson, Nicolas Ruwet e Jacques Derrida. Roman Jakobson figura nel novero dei commentatori.

Jacques-Alain Miller indica che non poteva attribuire il testo sic et simpliciter a Lacan per i motivi da lui indicati più avanti. Ed è per questo motivo che ha deciso di far precedere il nome di Lacan da un « Secondo ».

Il lettore noterà che Lacan, pur intervenendo in un Simposio che verteva sulla struttura, inserisce un elemento che la struttura, di per sé, non contempla : il soggetto. Certo, l’inconscio è intercettato tramite le parole, e in quanto tale è strutturato come un linguaggio. E Lacan precisa per evitare malintesi : come un qualunque linguaggio parlato dalla gente.

Tuttavia l’inconscio solleva una problema che tocca la natura del linguaggio nel suo punto più sensibile. Problema che, anche nell’uso del linguaggio comune, passa quasi sempre inosservato : ossia la questione del soggetto. Freud, ricorda Lacan, ci ha insegnato che l’inconscio è fatto di pensieri, ma ciò che pensa è barrato dalla coscienza.

Non è la struttura che preoccupa Lacan, ma il soggetto. La struttura serve, e finché serve, per cercare di situarlo.

Così Lacan si concede un magnifico pezzo di precisione e di poeticità che lo porta a un’inedita definizione dell’inconscio : « L’immagine migliore per riassumere l’inconscio è : Baltimore all’alba ». E’ il soggetto, il soggetto dell’inconscio, al centro di questa inedita definizione del soggetto. Soggetto che continua a essere al centro delle sue preoccupazioni e che rispunta, chiaramente, nel suo passaggio sul paradosso di Russell. Il tema si concentra in un pezzo (da intendersi come pezzo musicale) di inaudita bellezza nel paragrafo intitolato da Jacques-Alain Miller « Il soggetto tra perdita e mancanza ». Forse per ovviare alle proteste dell’uditore americano non abituato alla sua lingua, Lacan concede una finale precisa ma chiara : « Tutto ciò che è elaborato dalla costruzione soggettiva sulla scala del significante nella sua relazione con l’Altro e che prende radice nel linguaggio esiste solo per consentire al desiderio, in tutte le sue forme, di avvicinarsi, di testare quel tipo di godimento interdetto che è l’unico senso valido offerto alla nostra vita ».

La copertina, disegnata da Marco Tirelli, e molti testi di questo numero girano attorno al problema ‘voce’. Oltre a conferenze di diversi colleghi, abbiamo inserito la trascrizione di alcune tavole rotonde in cui si è dialogato attorno a questo tema. Preziosa è stata, tra le altre, la partecipazione di Romeo Castellucci, Piersandra Di Matteo e Marie-Hélène Brousse.

Antonio Di Ciaccia

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