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La Psicoanalisi - Studi Internazionali del Campo Freudiano

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La Psicoanalisi n. 45

La Psicoanalisi n. 45

L’istanza della lettera

n. 45 – gennaio-giugno 2009

JACQUES LACAN....................Il sogno di Aristotele
JACQUES-ALAIN MILLER.....Dei sembianti nella relazione tra i sessi e Effetto di ritorno sulla psicosi ordinaria
SERGIO SABBATINI................Formalizzazione e meccanizzazione ne L’istanza della lettera
MICHELE CAVALLO................Punti di capitone                    
STEFANO VELOTTI.................Kant, Lacan e la questione del soggetto. Appunti per saggiare un terreno d’incontro
FELICE CIMATTI.....................Perché “L’inconscio [...] conosce solo gli elementi del significante”? L’implesso, il Godimento e le condizioni del pensare
CÉLINE MENGHI.....................Corpo-a-corpo
MASSIMO TERMINI................Passaggi d’immagine
ANTONIO DI CIACCIA...........Il “c’è rapporto sessuale” di Lacan non è il “c’è rapporto sessuale” di Ratzinger
ALFREDO ZENONI.................Soggetto supposto sapere e desiderio dell’analista


E articoli di: GUY BRIOLE, PIERRE-GILLES GUÉGUEN, MARIE-HÉLÈNE BROUSSE, DANIEL MATET, PHILIPPE LACADÉE, FRANÇOIS LEGUIL, PHILIPPE LA SAGNA, FRANCISCO HUGO FREDA, YVES-CLAUDE STAVY

 

Estratto dalla Nota editoriale

Sottolineo solo un punto. Ogni analizzante è un freudo-aristotelico, dice Lacan, poiché crede poter risolvere la sua questione – questione che gli si dispiega nel particolare del suo sintomo – tramite il ricorso al linguaggio, e quindi all’universale. Insomma, come Aristotele, ogni analizzante sogna: sogna che il linguaggio, ossia l’universale, mettendo in forma il particolare del sintomo dica la verità della sua singolarità. Ecco perché l’analizzante è allievo di Aristotele. Per il semplice motivo che la logica che il grande filosofo era riuscito ad articolare è quella del significante: per Aristotele, come per Freud, l’inconscio è strutturato come un linguaggio. Irridendo Freud in altri passi e Aristotele in alcuni passaggi del Seminario XVIII, Lacan fa notare che si tratta dello scotto che tutti e due pagano per il fatto di aver connotato l’altra metà del mondo con i sembianti dell’isterica. All’isterica, Lacan sostituisce La donna – al singolare, e cioè quella che non c’è - e le donne – e cioè quelle che, invece, ci sono, eccome!


Da qui, dal punto d’impasse della logica aristotelica, Lacan fa sorgere, come il prestigiatore fa uscire il coniglio dal cilindro, la logica del non-tutto. Non già che alla logica di Aristotele se ne aggiungerebbe un’altra che si potrebbe chiamare la logica di Lacan. No. Già nella logica di Aristotele ci potrebbe essere la logica del non-tutto. Ma per ritrovarla, lo Stagirita avrebbe dovuto svegliarsi, andare al di là del simbolico e volgersi verso il reale. Con quale strumento? Lo aveva forse a portata di mano? Lacan considera che se c’era qualcuno che avrebbe potuto supporre la topologia era proprio lui, Aristotele. E con la topologia avrebbe potuto scoprire che la sua logica del tutto richiedeva, necessariamente, in posizione di extimità, la logica del non-tutto.


Si tratta della logica del rapporto sessuale tra l’uomo e la donna, rapporto che può essere detto ma non può essere scritto. Si tratta della logica della relazione analitica tra l’analizzante e l’analista, relazione in cui si dice e si blatera ma si coglie un reale.


E, come nel rapporto sessuale non esiste l’universale de La donna sebbene una per una le donne esistano, così nella relazione analitica non esiste l’universale de L’analista ma, uno per uno, esistono alcune persone che si prestano, in logica, alla funzione-analista.

Antonio Di Ciaccia

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