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La Psicoanalisi - Studi Internazionali del Campo Freudiano

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Il sintomo analitico

Il sintomo è la porta di accesso alla psicoanalisi, la quale ha come scopo e limite il fatto di trattare attraverso le parole il sintomo, in quanto sofferenza che morde nella carne e nella mente dell’essere parlante. Certo, non c’è stato bisogno della psicoanalisi per sapere che le parole hanno un grande peso : la religione, la magia e, ultima arrivata, la scienza moderna dimostrano di saper incidere sulla realtà con parole, pratiche, riti e formule. La medicina, in particolare, sa da sempre che la parola cura.
Chiamiamo analitico quel sintomo che « parla » innanzitutto a colui che lo patisce e non già al medico. Prima ancora di rivolgersi a uno psicoanalista, l’essere umano coglie che il sintomo gli fa segno di qualcosa al di là della sofferenza che esso comporta, e così di solito si dà, vera o falsa che sia, una pre-interpretazione : egli cerca di leggerlo alla stregua di un messaggio dal significato sconosciuto.
Ma per leggerlo e interpretarlo correttamente il sintomo analitico richiede che sia messa in moto la catena significante inconscia, dov’esso si presenta come una metafora del soggetto, ossia come un suo significante privilegiato. Nell’esperienza analitica il sintomo tende a cedere, a spostarsi, a interagire con l’interpretazione che avviene sotto transfert.
Sintomo e interpretazione dimostrano così di essere fatti della stessa stoffa significante. Ma il sintomo, al di là di questa stoffa, di questo involucro, è costituito da un nucleo fondamentalmente refrattario a lasciarsi catturare dalle parole e quindi dall’ordine simbolico.
Lacan chiama godimento questo impossibile da simbolizzare. In realtà si tratta di un dispiacere di cui il soggetto non riesce a fare a meno, un dispiacere che si dispiega con una certa voluttà. Solo nel corso di un’analisi il soggetto potrà ritrovarsi attorno a quest’osso di godimento senza più il dispiacere che di solito lo accompagna.
Ricorrendo a una grafia antica, che fu in voga anche in Italia nel seicento, per quest’uso rinnovato della sua funzione, Lacan chiama il sintomo con il termine sinthomo.

Antonio Di Ciaccia